.:. CHIESE

SAN GIUSTINO DE JACOBIS
Brindisi

1. BREVE EXCURSUS STORICO
La parrocchia San Giustino de Jacobis nasce ufficialmente il 14 maggio 1978, quando S. E. Mons. Settimio Todisco la erige, intitolandola al santo, vescovo missionario in Etiopia ordinato sacerdote nella cattedrale di Brindisi il 12 giugno 1824. Fino ad allora la parrocchia di pertinenza era quella dell'Addolorata, detta della Pietà. Il 5 maggio 1981, col decreto n. 426 del Presidente della Repubblica, sono riconosciuti alla parrocchia gli effetti civili.
L'attività pastorale ha inizio il I gennaio 1979, con una solenne celebrazione presieduta da mons. Angelo Catarozzolo, vicario generale; è insediato allora il primo parroco nella persona di don Francesco De Benedittis e a lui è attribuito l'ufficio della cura delle anime. Grazie all'impegno profuso da don Francesco e dai suoi collaboratori, fra i quali l'attuale vicario generale, mons. Giuseppe Satriano, allora seminarista, il numero dei fedeli che partecipa alle funzioni rende necessario il reperimento di un sito più spazioso.
Il parroco, nei primi tempi della sua attività pastorale, ha incontrato non poche difficoltà nel promuovere iniziative a carattere comunitario e i suoi sforzi sono stati infine premiati dalla forte presenza di fedeli alle celebrazioni. La parrocchia si sposta dai locali siti in via Germania angolo viale Belgio, ai locali sempre in via Germania, ma al civico 31, dove si accolla la spesa di un canone di locazione fisso da corrispondere all'INA, proprietario dell'immobile.
L'attività di ricerca di fondi per la costruzione di un tempio vero non si arresta, e, grazie al grande gesto di generosità dei fratelli Eugenio e Francesco Quartulli, un lotto di terreno di circa 5.000 mq diventa il sito su cui sarà eretta l'attuale chiesa. Le formalità burocratiche sono assolte e la progettazione della chiesa è affidata all'ing. Alberto Roberto Medico. Il progetto è tramutato in plastico dai geom. Greco e Ferrara per conto dell'impresa Luigi Campanelli. La gara d'appalto se l'aggiudica la ditta Marinò di Oria.
Si comincia con la costruzione di un grande salone che fungerà provvisoriamente da sede in cui si celebreranno tutte le funzioni liturgiche e che, una volta ultimata la chiesa, diventerà il salone parrocchiale. Si passerà in seguito ai lavori di costruzione della chiesa vera e propria che sarà ultimata nel marzo del 1993.

2. LE FASI DELLA COSTRUZIONE
La relazione del progettista spiega che si è pensato a "un iperboloide iperbolico a sella che copre la superficie di mq 500 con due soli appoggi sul terreno". Questi appoggi erano previsti in cemento armato, come mostra la pianta prospettica allegata. Prevista in cemento armato anche la sella che avrebbe collegato i due appoggi a terra. Per difficoltà d'esecuzione, la prevista copertura in cemento armato non si poté realizzare e si rese necessario apportare delle varianti al progetto originale; per questo motivo la copertura interna venne realizzata con travi in legno lamellare disposte a seguire, in tutta la sua lunghezza, la curvatura interna dell'iperbole.
Ho posto una serie di domande all'ing. Medico, che ha progettato questa chiesa, a proposito della forma della copertura, della pavimentazione e di altri particolari che mi hanno colpito esaminando la struttura.
L'ingegnere ha detto di aver scelto la forma iperboloide poiché rappresenta il battito d'ali di una colomba che si alza in volo, con tutto il suo significato simbolico. La facciata della chiesa è molto più bassa per invitare il fedele a entrare senza che sia intimidito da un aspetto troppo imponente. Per quanto riguarda il pavimento interno, si è voluta rappresentare una croce inscritta in un cerchio. La differenza architettonica fra la chiesa e il resto degli ambienti ne evidenzia il diverso uso. La scelta di rivestire la volta di legno lamellare è stata resa necessaria dalla indisponibilità della ditta che doveva fornire le opere in cemento armato, cosa che ha consentito di utilizzare un materiale, il legno, appunto, che ha reso più caldo, esteticamente parlando, l'ambiente. L'inizio dei lavori prevedeva un saggio del terreno che risultò costituito da uno strato d'argilla e terreno vegetale, sotto cui c'era sabbia mista a roccia mazzara. Ciò permise di evitare saggi ulteriori giacché si tratta di un terreno che consentiva di lavorare in tranquillità.
I lavori iniziarono dai locali di pertinenza, che prevedevano un accesso indipendente da quello della chiesa, con ingresso sull'attuale via Austria. Anche qui la generosità dei fedeli ha consentito l'ampliamento del progetto iniziale con la costruzione di un piano superiore dove si sarebbero allocate le aule per la catechesi e un altro salone, un po' più piccolo di quello a piano terra, oltre alla biblioteca parrocchiale e i locali di servizio. Fu modificato anche il disegno delle finestre, data la necessità di rendere le aule più luminose.

3. LA CHIESA VISTA DALL' INTERNO
Prima di tutto bisogna ricordare che questa chiesa non presenta il tradizionale sagrato a gradini delle chiese di costruzione meno recente: qui troviamo una pavimentazione in leggera pendenza costituita da un intarsio di marmi raffigurante un calice con ostia sovrastato dalla data di consacrazione della chiesa, il 27 marzo 1993. Si accede quindi al vestibolo dove si aprono due porte a vetri laterali e una porta a doppio battente centrale. L'accesso è consentito anche da altre due porte in legno situate ai due lati estremi del porticato dato che la copertura della chiesa si prolunga in avanti a creare una sorta di tettoia che copre in parte il sagrato.
All'interno colpisce l'assoluta assenza di pilastri e di zone meno visibili. La forma interna consente di vedere ogni punto della chiesa qualsiasi sia l'angolo d'osservazione; ciò, secondo le intenzioni del progettista, per consentire sia all'assemblea sia al celebrante di abbracciare con lo sguardo tutto l'ambiente.
La pavimentazione: è costituita da marmo rosa e bianco a intarsio che delimita e stabilisce la posizione dei banchi di seduta e presenta al centro, partendo dall'ingresso centrale, una fascia che raggiunge la base del presbiterio. Questo particolare è evidente sulla piantina allegata, da cui si vede il particolare della croce inscritta. Il presbiterio, di forma semicircolare, è raggiungibile salendo tre gradini che ne seguono la forma, ed è pavimentato in marmo rosa del Portogallo, colore che mette in risalto il bianco del marmo dei vari elementi: ambone, mensa, fonte battesimale e sede presidenziale. Il bianco delle pareti ospita il colore oro del bellissimo Tabernacolo che dà la sensazione di una luce emessa dalla splendida croce in marmo su cui poggia. Degna di nota è una bellissima tavola in legno raffigurante il Cristo, realizzata da Emanuele Carbonara e Francesca Prudente, posta sulla parta d'ingresso alla sacrestia. Sull'altare è presente un Crocefisso ligneo d'antica fattura sospeso al soffitto. Sulle due pareti laterali sono montate le stazioni della Via Crucis, sette per parte, costituite da bassorilievi bronzei. I simulacri presenti ai due lati estremi della parete frontale rappresentano San Giustino de Jacobis e la Vergine. A lato dell'altare si trova una cappellina, usata per le confessioni, in cui è custodito il simulacro della Vergine Addolorata, utilizzato durante la Via Crucis del venerdì santo. Simmetricamente si apre la porta d'accesso alla sacrestia.
Sulla volta, realizzata interamente in legno, alta nel suo culmine dodici metri, sono montati faretti alogeni per l'illuminazione. Non è presente un campanile ma un sistema elettronico di diffusione del suono, posto all'esterno della costruzione, sulla sommità del punto più alto, a forma di fungo. La sistemazione dei banchi segue l'intarsio marmoreo del pavimento, come si evince dalla pianta allegata. La vetrata che corre in alto, lungo tutte le pareti della chiesa, racconta come l'uomo offre i frutti della terra al Signore e come il Signore manda i suoi doni agli uomini attraverso l'Eucaristia. Nella parte più bassa troviamo raffigurati la Vite e il Grano, frutto del lavoro dell'uomo, più in alto la Colomba, simbolo dello Spirito Santo, il Calice e la Particola, segno del corpo e sangue di Cristo, fino alla congiunzione nelle tre virtù cardinali: fede, speranza e carità, che simboleggiano la Santissima Trinità. La vetrata, durante le giornate di sole, proietta la sua luce colorata all'interno, con un effetto del tutto suggestivo. Quest'opera non era inizialmente prevista poiché il progetto originario prevedeva delle finestre diverse, a forma allungata verso il basso per adeguarsi alla prevista volta in cemento. La soluzione della volta in legno ha reso necessario apportare una variante al progetto, donando a questa chiesa un calore che certamente non avrebbe avuto. Tutta la costruzione è circondata da un giardino che ospita alberelli ornamentali d'ulivo e piante da fiore. A sinistra del parcheggio antistante la chiesa c'è via Austria, dove si apre l'ingresso ai locali accessori della parrocchia, quali il salone parrocchiale, l'ufficio parrocchiale, i servizi, un locale per le varie attività, la sala scout e, ovviamente, la sacrestia. La parrocchia è dotata di impianti sportivi e ricreativi che consentono soprattutto ai giovani di praticare lo sport del calcio e di disputare campionati dilettantistici.

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Pianta
della chiesa
Prospetto
laterale
Sagrato
Altare
Tabernacolo
Interno
Interno
Vergine
Addolorata
Vetrata e
Via Crucis
Prospetto
laterale

BIBLIOGRAFIA
GIUSEPPE M. CATANZARO, Quartieri di Brindisi - Bozzano, Brindisi: ed. Amici della " A. De Leo", 1984.
"Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana", n. 216, 7- 8- 1981, 5199, decreto 5 maggio 1981, n.426.

Testo di Livia Stampacchia

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