| All’incrocio
tra via Santa Lucia e via Lata sorge uno dei templi
più belli e ricchi di storia della città
di Brindisi: la chiesa della Santissima Trinità
- Santa Lucia. Eretta nel XIII secolo, è
un tipico esempio di architettura romanica con
aperture già al linguaggio gotico. È
dotata di cripta e in origine doveva esservi annesso
un monastero femminile, probabilmente le penitenti
di cui si ha notizia in un documento del 1248,
dette “bianche” dal colore del loro
abito.
In un documento inventariale dei beni della chiesa
arcivescovile di Brindisi voluto dal re Manfredi
nel 1260 si ha menzione della chiesa.
Grazie a un’annotazione fatta da mons. Rotondo
che è negli atti di Santa Visita del 1850
si ha notizia della presenza di un monastero di
religiose dell’Ordine Teutonico. Questa
notizia è sostenibile sul piano generale,
poiché i teutonici, grandemente favoriti
dall’imperatore Federico II, avevano in
Brindisi un importante punto di riferimento; in
tale contesto parrebbe possibile una fondazione
femminile.
La chiesa sembra essere divisa in due parti; in
realtà si tratta di un complesso architettonico
unitario composto da una cripta e da un’aula
superiore. Quest’ultima ha una facciata
monocuspidata, dalla quale è stata eliminata
la scalinata preesistente, simile a quella della
chiesa di San Paolo Eremita, sostituita con quella
attuale a due rampe e ballatoio centrale. L'interno
è stato ampiamente modificato nel XVI secolo
con la realizzazione degli archi bassi che dividono
le tre navate e seriormente con l'aggiunta di
altari laterali; nel 1774 nella chiesa ne sono
accertati tre con dedicazione a Santa Maria
della Croce, alla Santissima Trinità
e a Santa Lucia. Giovanni Scatigno nel
1770 eseguì la tela Il martirio di
santa Lucia destinata a essere posta sull’altare
della santa. Dopo la demolizione della chiesa
di Santa Maria del Ponte, sono stati
trasferiti nella chiesa il polittico della Madonna
del Dolce Canto, recentemente restaurato
e il Crocifisso ligneo. Nel 1858 l’altare
della Madonna del Dolce Canto ha sostituito
quello della Madonna della Croce.
Di grande interesse è la cripta del XIII
secolo, divisa in tre piccole navate da 4 colonne
con capitelli d’ordine corinzio che potrebbero
pensarsi opera della cosiddetta Bottega del Tempio,
un'equipe di scultori che, trasferitisi dalla
Palestina in occidente sul declinare del XII secolo,
furono attivi anche in altri siti pugliesi quali
Barletta e Foggia. Gli affreschi presenti sulle
pareti sono risalenti al XIII e XIV secolo; tra
questi assumono particolare importanza quelli
di San Nicola, della Maddalena,
di San Pietro Apostolo e della Vergine
Kyriotissa ossia della Madre di Dio in maestà.
San Nicola è raffigurato secondo la consueta
iconografia, a figura intera in abiti vescovili.
Il santo solleva la mano destra benedicente alla
greca e regge con la sinistra il libro dal piatto
decorato con una croce e quattro sfere. Il dipinto
è paragonabile a miniature bizantine per
il colorito ricco e fuso.
Nel secondo affresco è raffigurato San
Pietro a figura intera su fondo blu scuro
Nella mano sinistra regge le chiavi e la destra
è sollevata benedicente alla greca.
In una delle due grandi nicchie che si aprono
sulla parete ovest è la Vergine Kyriotissa,
raffigurata in una cornice rossa su sfondo a fasce
gialle e blu. Siede su un trono reggendo il Bambino
sulle ginocchia. Pare possibile che l’anonimo
autore del dipinto sia lo stesso che ha riproposto
il tipo iconografico della Kyriotissa
in Lucania nelle chiese col titolo della Madonna
delle tre porte e della Madonna della
Croce. Nell’adiacente nicchia è
la Maddalena mirrofora, dalla lunga capigliatura
a ciocche, attribuibile all’autore della
Santa orante che è a destra della
nicchia stessa.
Rimandando per altri aspetti del patrimonio storico-artistico
della chiesa, quali l’altro grande San Nicola
che è nella cripta, agli studi editi in
questo sito, si segnala qui la statuaria su cui
è soffermata, in particolare, l’attenzione
di Pietro Salvatore Polito; il San Francesco
da Paola, realizzato probabilmente durante
la seconda metà del XIX secolo è
in legno riguardo le parti anatomiche e in cartone
incollato per il resto. Completamente in legno
sono sia il Crocifisso proveniente dalla
diruta chiesa brindisina di Santa Maria del Ponte,
completamente ridipinto e riconducibile al tardo
Cinquecento, che il Sant’Antonio da
Padova, realizzato da bottega locale attiva
tra il declinare del XIX e primi del XX secolo.
Alla temperie culturale del secondo quarto del
XX secolo sono riconducibili le statue in cartapesta
con rappresentazione di Santa Rita da Cascia,
attribuibile a Giuseppe Manzo (1849-1942) o a
Raffaele Caretta (1871-1950) e del Sacro Cuore
di Gesù, forse dello stabilimento
di Giuseppe Malecore (1876-1967).
Testo di Anna Valeria
Romanelli
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