| “Fuori
le mura del tuo paese, sulla via che mena a Veglie,
a destra, troverai un pozzo ricolmo di pietre
e di erbacce. Ripuliscilo con pazienza; scava
con perseveranza e con fiducia…nel fondo
Mi troverai”. Queste, per tradizione sarebbero
state le parole che la Vergine avrebbe rivolto
in sogno, contemporaneamente, a due contadini
di Leverano che, seguendone le indicazioni, avrebbero
ritrovato una rappresentazione parietale mariana.
Il lavoro di scavo dei braccianti sarebbe stato
deriso dal nobile leveranese Solerzio della Ratta,
di passaggio dal luogo in cui i contadini ripulivano
il pozzo. In coincidenza col sacro rinvenimento,
Solerzio sarebbe stato disarcionato dal cavallo
che, forzosamente, lo avrebbe trasportato verso
la riscoperta immagine mariana innanzi la quale
l’equino e il cavaliere si sarebbero inginocchiati
in segno di devozione. Ne sarebbe seguita la decisione
del Della Ratta di erigere in quel luogo una cappella
in cui includere la rinvenuta icona. Con la bolla
“Ad augendam fidelium devotionem”
del 1599 l’arcivescovo di Brindisi Giovanni
de Pedrosa (1598-1604), incorporava la cappella
della Consolazione al capitolo di Leverano perché
avesse cura dello sviluppo del culto mariano e
provvedesse all’ampliamento della struttura,
necessario essendo la stessa divenuta meta d’incessanti
pellegrinaggi. La vicenda, analoga a quelle, contemporanee,
di Tuturano e Mesagne segna la riconquista dell’uomo
di aree già interessate dai coltivi e poi
abbandonate verosimilmente per recessione demografica.
La riconquista dell’agro è sacralizzata
dal recupero dei resti di sacri edifici già
punto di riferimento nel passato per i coloni.
Frammenti permangono oggi del dipinto parietale;
inalterata è la devozione che, nel 1894
aveva il proprio punto focale nelle celebrazioni
della terza domenica di maggio, nel XX della IV,
oggi del lunedì dopo la domenica della
Santissima Trinità. Come ebbe a rilevare
don Antonio Valentino, attuale parroco, “la
mobilità della festa rispetto alla data
della Pasqua onora al massimo grado la Madonna
che ruota intorno al Figlio suo Risorto come ogni
Santo”. In concomitanza con la festa hanno
luogo la fiera delle ciliegie e quella del bestiame
con animali da allevamento e da cortile.
Rileva Giovanna Caputo che “il 1950 nei
nove giorni precedenti la proclamazione del dogma
dell’Assunzione” il capitolare “don
Giuseppe Paladini organizzò un pellegrinaggio
mariano alla Madonna della Consolazione e fu proprio
nel giorno della proclamazione del dogma (I novembre
1950) che S. E. mons. Francesco de Filippis”
arcivescovo di Brindisi (1942–1953), “elevava
la chiesetta a rettoria”. Nel 1957 l’arcivescovo
Nicola Margiotta (1953-75) incaricava mons. Orazio
Semeraro (1906-91) di predisporre gli atti necessari
per l’erezione di Santa Maria della Consolazione,
il 18 marzo 1957, a parrocchia di cui, il 19 marzo
1957, è conferito canonico possesso a don
Giuseppe Paladini. Nel verbale di consegna a don
Giuseppe Paladini delle temporalità beneficiarie
inerenti la nuova parrocchia, il 25 marzo 1957,
è la descrizione della chiesa che risulta
“costituita di un’unica navata della
lunghezza di m. 23 e della larghezza di m. 7 circa;
di un’abside della lunghezza di m. 8 e della
larghezza di m. 6 entro cui sorge l’altare
in marmo sormontato da un tempietto pure in marmo;
sulla destra della navata vi è una cappelletta
dedicata a San Vito” che si sa eretta per
volontà espressa dal capitolo della Collegiata
il 29 giugno 1731. La nuova funzione assegnata
all’antica cappella determina la necessità
di una sua radicale ridefinizione; la soluzione
scelta fu quella della sostanziale demolizione
delle preesistenze per dar luogo a un nuovo sacro
edificio in cui comunque assicurare conservazione
dell’icona mariana. Il 19 novembre 1965
l’arcivescovo Nicola Margiotta (1953-75)
benediceva la nuova chiesa in cui avrebbe operato
la confraternita di San Giuseppe. Con
gli interventi del 1994-2000, diretti dall’arch.
Dario Patrocinio, la Domus Dei Sud di
Albano Laziale realizzò nuovi riferimenti
iconografici; furono inserite per mq.32 vetrate
artistiche tipo Dalles sul prospetto principale,
con le scene della Creazione e della
Redenzione, sull’abside e sulla
muratura verticale tra aula e presbiterio. Mosaici
furono collocati sulla facciata, qui con rappresentazione
della Madonna della Consolazione, per
mq. 4,15, e sul retro per mq. 3,5. Il prof. Guglielmo Savini (1939-2001), noto architetto, scultore e incisore, la cui firma ha accompagnato monetazione di grande circolazione, progettò il portale bronzeo realizzato dalla Domus Dei Sud.
L’interno è a navata unica; sulla
sinistra è una Via Crucis, risalente agli
anni settanta del XX secolo, con prosieguo sul
lato destro ove è una nicchia in cui è
posta la Madonna della Consolazione.
La statua, in cartapesta e, relativamente al volto,
in terracotta, restaurata il 1981 da Alessandra
Muci, è portata in processione durante
gli annuali festeggiamenti. Al di sopra del battistero
è un bassorilievo rappresentante la Resurrezione
Cosmica; si tratta di un reimpiego facendo
parte dell’altare maggiore precedente quello
odierno in pietra leccese.
All’altezza della controfacciata, sul lato
destro della chiesa, è un olio su tela
avente a soggetto la Trinità e i santi
Francesco e Antonio, che, come assicura il
testo sulla tela stessa, è opera del neretino
Donato Antonio D’Orlando (1562-1622 ca.)
su committenza del nobile Solerzio della Ratta:
“DONATO ANTONIO TARLANDO PITTORE",
"SOLERSIO DELLA RATTA PER SUA DEVOZIONE A.D.
1605”. Di fronte a questi ultimi sono rappresentati
il nobile Solerzio della Ratta e la consorte,
committenti dell’opera. Un intervento di
restauro eseguito dal leveranese Gustavo Perrone
il 1968 secolo comportò l’inserzione
centrale dell’immagine della Madonna
della Consolazione e, in alto, di una lunetta.
Con il restauro eseguito da Alessandra Muci, d’intesa
con la Direzione dei Lavori, nella persona del
dott. Vincenzo Pugliese della allora Soprintendenza
per i BB.AA.AA.AA. e SS. della Puglia, riguardo
alla grande lacuna centrale si decise di non intervenire
esteticamente in quanto mancavano gli elementi
necessari e sufficienti per poter effettuare corrette
integrazioni. Proseguendo, sempre sul lato destro,
sono ancora gli elementi della Via Crucis
seguiti dalla porta di ingresso alla Cappella
Feriale. L’accesso alla sacrestia è
preceduto da un secentesco dipinto ad olio su
tela, restaurato da Alessandra Muci, con rappresentazione
della Vergine Immacolata con san Gaetano da
Thiene e il pontefice Paolo IV. L'immagine
centrale è costituita dalla Vergine Fanciulla
Immacolata rivolta a Dio, circondata da simboli
richiamanti alcuni titoli delle litanie mariane.
La presenza dei cofondatori dei teatini rimanda
a correnti devozionali alimentate dalla presenza
dell’ordine in Lecce dal 1586. Il motto
“Servate et facite”, “osservate
e fate” (Mt 23,3) rimanda a san Gaetano
da Thiene proponendosi quale ideale sintesi del
suo programma pastorale. Non va dimenticato che
Giovan Pietro Carafa (1476-1559), pontefice col
nome di Paolo IV (1555-1559) fu arcivescovo di
Brindisi dal 1518 al 1524.
Testo di Pietro Cicerone
Bibliografia essenziale:
25. di sacerdozio del parroco Don Giuseppe
Paladini; 10. di fondazione della parrocchia,
Leverano: [s.n.], 1967.
G. CAPUTO, Censimento dei beni mobili delle
chiese di Leverano, diploma in scienze religiose,
Istituto di Scienze Religiose San Lorenzo da Brindisi,
Brindisi, a.a. 1991-1992.
Tempi, uomini e cose di Leverano, con
introduzione e a cura di MICHELE PAONE, Galatina:
Tipografia Editrice Salentina, 1985.
A. MUCI, La provincia restaura. Chiesa Madonna
della Consolazione, in “Liberanus”,
novembre 2000, p.6 e dicembre 2000, p.5.
1. Santa
Maria della Consolazione. L'edificio secentesco.
2. Santa Maria della Consolazione.
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