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BRINDISINI NEL MONDO

Angelo De Milito
la ricerca medica parla anche brindisino

Nei due decenni trascorsi dalla scoperta dei primi casi, l'epidemia della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) ha proseguito nella sua inesorabile diffusione attraverso i continenti, colpendo più duramente paesi in via di sviluppo, ma senza risparmiare alcuna nazione. Nella schiera dei ricercatori impegnati nello studio per debellare il male del secolo, cercando di sconfiggere l'azione causata dal virus HIV sul sistema immunitario dell'organismo, un importante contributo arriva anche dal biologo brindisino Angelo De Milito, un giovane ricercatore che però ha dovuto subire proprio nella sua città un umiliante rifiuto prima di continuare i suoi studi, con grande successo, presso un istituto di ricerca svedese.

Diplomato presso il liceo scientifico Fermi nell'88, Angelo De Milito si è laureato con il massimo dei voti e lode presso l'Università di Siena, presentando una tesi sperimentale sull'applicazione di tecniche di biologia molecolare per il monitoraggio di pazienti infettati dal virus HIV. I suoi studi sono proseguiti anche presso l'università dell'Illinois a Chicago come Junior Scientist, e al termine di questa importante esperienza, nel 1996, aveva anche pensato di abbandonare la ricerca per poter lavorare come biologo magari presso l'ospedale Di Summa, così da far ritorno nella sua città e introdurre qui le metodiche diagnostiche molecolari d'avanguardia che aveva sviluppato a Siena e Chicago.
Ma la realtà brindisina si è rivelata tutt'altra cosa, lontana anni luce da quelle in cui Angelo aveva maturato le sue importanti esperienze di ricercatore, basta leggere le sue parole per capire il sentimento che ha potuto provare dopo questa desolante avventura: "Neolaureato, giovane ed ingenuo mi addentro in uno dei laboratori del vecchio ospedale chiedendo, curriculum alla mano, di poter parlare con il primario. In quella stanza d'ospedale, nella coltre di fumo di sigaretta (!!), due persone in camice bianco, un uomo ed una donna, fumavano e chiacchieravano in un'atmosfera di flirt, lui petto villoso e lei camice sgambato. Mi rispondono che il primario era in ferie e spiego le ragioni della mia visita. Volevo anche informarmi quale era lo stato tecnologico del laboratorio, i due medici mi sorrisero dicendo che non c'era interesse e voglia di sviluppare quel tipo di tecniche, non c'era personale adatto e le possibilità' di concorsi per biologi erano nulle. L'arroganza e la superficialità' delle loro risposte segnarono la mia scelta. Il mio impatto con la realtà locale mi lascio' solo amarezza e spazzo' via i dubbi sul mio futuro".
Infatti già l'anno successivo ha ottenuto una borsa di studio da una fondazione italo-svedese per uno studio riguardante i meccanismi di patogenesi dell'infezione da HIV, presso il Microbiology and Tumorbiology Center, al Karolinska Institute di Stoccolma, l'istituto che assegna il premio Nobel per la Medicina. "Ero molto lusingato di questa opportunità - spiega - e la Svezia costituiva un modello di società civile interessante". Qui, una volta conseguita la specializzazione in virologia e microbiologia a Siena, ha anche svolto un programma di ricerca come PhD (simile al nostro dottorato) in immunologia, della durata di quattro anni. "La scelta di vivere all'estero mi spaventava ma al contempo era stimolante - racconta - una esperienza molto gratificante che contribuisce ad allargare i tuoi punti di vista. Naturalmente ho incontrato tanti problemi, le diversità sociali e culturali, le condizioni climatiche, la solitudine invernale, la lontananza da famiglia ed amici. Ma ho anche avuto tante gratificazioni professionali, ho trovato un ambiente lavorativo eccellente, ho incontrato persone interessanti e diverse, ho conosciuto cosa significa vivere in un paese dove lo Stato e' assistenzialista non solo sulla carta, dove la gente paga le tasse e guida con la cintura, e se e' ubriaca torna a casa in autobus, e poi tutte paure e tristezze passavano facilmente in secondo piano alla visione di una ragazza svedese!".
Le qualità professionali di Angelo De Milito gli hanno permesso di ottenere anche un premio come miglior giovane ricercatore in virologia e immunologia del Karolinska Institute, un prestigioso riconoscimento del quale si dice giustamente molto orgoglioso. Lo scorso aprile ho discusso la tesi di PhD dal titolo "Immune activation during HIV-1 infection: implication for B cell dysfunctions and therapy monitoring", che può essere così riassunta: quando un individuo viene infettato per la prima volta da un virus il sistema immunitario sviluppa dei linfociti B di memoria, che producono anticorpi contro il virus. In caso di una successiva infezione con lo stesso virus, i linfociti B di memoria bloccano immediatamente il virus, cosi' evitando la comparsa della malattia. Per questo motivo non ci si ammala mai due volte della stessa malattia infettiva (es. morbillo e rosolia).
Nella ricerca condotta nella tesi, Angelo ha scoperto che i linfociti B di memoria vengono distrutti da HIV, privando cosi' il sistema immunitario di un importante effettore per il controllo di altre infezioni e dell'HIV stesso. Attualmente, presso lo stesso laboratorio svedese dove spera di ottenere un posto come professore associato, Angelo stà cercando di individuare i fattori cellulari e/o virali coinvolti in tale danno, valutando dei marcatori prognostici utili per la progressione della malattia e per il monitoraggio di terapia da utilizzare soprattutto nei paesi in via di sviluppo.
Per il suo futuro prevede anche una attività da Senior Scientist presso una compagnia farmaceutica, ma anche un eventuale ritorno in Italia, non certamente a Brindisi, dove non esistono le condizioni economiche, ambientali e professionali adatte. Il suo rapporto con la città è di natura affettiva, qui vivono i suoi famigliari e per questo ritorna circa due volte l'anno. "Apprezzo i miglioramenti che, considerando il livello di degrado da cui partiva la città, rappresentano per me normali interventi di gestione della città e non capolavori artistici. Purtroppo, lo scarso senso civico che caratterizza i brindisini (e che li accomuna a tanti italiani) viene fuori nella vita quotidiana e credo che le Istituzioni non solo non aiutano a farlo crescere ma sembrano contribuire a tale degrado, che e' in noi e non nella città. Alberelli, fiori e lampioni nuovi rappresentano la nuova facciata superficiale di una città' che non mi sembra cambiata. I cambiamenti principali vengono dai cittadini con il rispetto quotidiano del territorio e dell'uomo stesso. Non lamentiamoci se le spiagge sono piene delle schifezze che noi gettiamo in mare o in città evitando lo scomodo e lontano cestino, se la circolazione e' lenta perché parcheggiamo sui lati in divieto di sosta. Sono convinto che ci sono tanti giovani che hanno voglia (e necessita') di lavorare e costruire per migliorare la loro condizione, il mio consiglio e' quello di crederci, di dare priorità all'interesse comune, di organizzarsi affinché i propri diritti non vengano calpestati. Io ho deciso di andare via ma tanti non possono o non vogliono, e a loro auguro di trovare la forza e l'unione di intenti per vivere bene". Angelo si è detto comunque pronto e disponibile a dare un proprio contributo scientifico agli operatori del settore.

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