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Monumenti - FONTANA DE TORRES
Scheda storica a
cura di Roberto Piliego
Piazza della Vittoria
comprende le due piazze che nel 1600 erano chiamate
piazza dei nobili, o urbana, con il Sedile e la torre
dell'orologio, entrambi demoliti; e piazza della plebe,
o rustica, dov'era il mercato dei commestibili.
Nelle
estati 1617 e 1618 scoppiarono a Brindisi delle epidemie
che fecero molte vittime, soprattutto tra i soldati
e gli ufficiali spagnoli che erano qui di stanza. I
cittadini erano costretti ad andare a prendere l'acqua
al torrione di S. Giorgio (quasi completamente demolito
nel 1865, in occasione della costruzione della stazione
ferroviaria e della piazza antistante), che era attraversato
dall'antico acquedotto, e perfino alla fontana grande.
Il governatore della città, e castellano dell'isola
e del forte a mare, era il capitano Pedro Aloysio de
Torres, spagnolo di grande capacità e umanità
oltre che molto risoluto. Per condurre l'acqua ai cittadini,
stabilì di costruire tre fontane all'interno
del centro abitato, addebitandone la spesa ai cittadini
benestanti, in proporzione alle possibilità di
ciascuno, facendo segnare sui muri delle loro abitazioni
le somme da pagare sulla base dei compensi spettanti
agli operai. Dal "bastione de agua", come
gli Spagnoli chiamavano il torrione di S. Giorgio (che
distava un centinaio di metri dalle vasche limarie),
dal quale nei secoli precedenti il prezioso liquido
si era perso attraverso le falde sotterranee in campagna
o in mare, l'acqua venne portata a tre fontane appositamente
costruite: una, quella di Crisostomo, si trovava nell'angolo
della via Conserva, allora estremo limite dell'abitato;
un'altra nelle vicinanze del porto, nei pressi della
scomparsa Porta Reale (giardini di piazza Vittorio Emanuele),
a beneficio soprattutto dei soldati dei galeoni spagnoli
che erano nel porto, e la terza - la più importante
perché più centrale - nella piazza della
plebe, a quei tempi quadrata.
Sulla
fontana, costituita da una grande vasca marmorea in
cui si raccoglieva l'acqua zampillante da una bella
vasca superiore più piccola, pure di marmo, molto
simile a un fonte battesimale di epoca più antica,
vi era un'iscrizione a ricordo del governatore de Torres
che ne era stato il fautore, del re di Spagna Filippo
III (1578-1621), e di Pedro Tellez-Giron y Guzman, duca
di Osuna (1574-1624), lo spagnolo che fu prima viceré
di Sicilia e, dal 1616, viceré di Napoli (accusato
di cospirazione, fu richiamato in patria e, incarcerato,
morì in prigione). L'iscrizione ricordava anche
i danni causati dal normanno Guglielmo I il Malo (1120-1166),
e metteva in rilievo l'importante particolare che i
lavori si riferivano alla rimessa in efficienza dei
condotti romani già esistenti.
PETRO ALOYSIO DE TORRES PRAETORI: QVOD ROMANOS EMVLATUS
AVTHORITATE ET INDVSTRIA SUA/ PHILIPPI TERTII REGIS
ET PETRI GIRONIS DVCIS OSSVNAE/ PROREGIS AVSPICIIS AC
CIVIVM LABORE ET IMPENSA AQVARUM DVCTVS TEMPORVM ET
MALI GVLIELMI INIVRIA DESTRVCTOS RESTITVERIT/ ATQVE
REPVRGATO FUNICVLO VETERI ET INSTAVRATO FORNICE NOVOS
ADSTRUXERIT/ AC SINVOSO TRACTV PER TVBOS FISTVLAS ET
SALIENTES IN VRBE PERTRAXERIT/ ORDO POPVLVSQVE BRVNDVSINVS
PARTE COMMODITATIS ET ORNAMENTI MEMOR ET GRATVS POST
ANNVM SALVTIS MDCXVIII.
Nel mese di marzo
1715 la fontana de Torres, per carenza di manutenzione,
non diede più acqua; la fontana di Crisostomo
o della Conserva si bloccò due mesi dopo. Il
sindaco Stanislao Monticelli le fece riparare e l'acqua
tornò a zampillare il 26 ottobre 1715.
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