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La Provincia di Brindisi - TORCHIAROLO
Valesio
- Area archeologica
A circa tre chilometri
a nord di Torchiarolo, in località Santo Stefano,
si trovano i resti dell’antico abitato di Valesio,
centro messapico, poi greco e successivamente romano
(Baletium), ricordato da Strabone
come Balesium e da Plinio, nel I secolo d.
C. come “Oppidum” (città
fortificata).
La città si sviluppava nei pressi del canale
navigabile “Infocaciucci”,
all'epoca navigabile ed oggi interessante area naturalistica
per la presenza di uccelli migratori, che attraversava
l’abitato e lo collegava al mare Adriatico distante
appena tre miglia.
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Veduta satellitare elaborata
dell'area di Valesio:
In giallo l'individuazione della cinta muraria,
in azzurro il canale Infocaciucci,
Il cerchietto bruno indica la posizione del complesso
termale
A sinistra il tratto della superstrada Brindisi-Lecce,
deviato per la vicinanza all'area |
Sorge probabilmente
nell’VIII secolo a.C. come insediamento capannicolo,
tracce della frequentazione protostorica si estendono
su un'area di ca 6 ettari a sud e a nord del canale
Infocaciucci.
Il suo cinto murario, fatto da blocchi
irregolari, è databile tra il VI e il IV-III
sec a.C., originariamente era lungo poco più
di 3 km (3.430 metri secondo i rilevamenti aerofotogrammetrici),
era alto 4 metri ed altrettanto spesso, racchiudeva
un agglomerato urbano messapico esteso su un'area di
83 ettari, posto lungo l'ultimo tratto della via Traiana-Calabra,
che attraversava l'abitato.
La città romana è indicata nella Tabula
Peutingeriana con il nome Baletium
e anche come Mutatio Valentia
nell’Itinerarium Burdigalense
del IV secolo, ovvero quando raggiunse la massima estenzione
ed era luogo del servizio postale imperiale e stazione
di “mutatio” (cambio dei cavalli) sul percorso
che collegava Brindisi a Lupiae ed Otranto.
Della stazione di posta restano alcuni reperti e strutture
riferibili ad un impianto termale di
medie dimensioni, un complesso posto al centro della
città ed articolato in modo canonico, con la
successione di frigidarium, tepidaria,
caldarium oltre a una palestra e alle latrine;
alcuni ambienti erano decorati con mosaici pavimentali
e rivestimenti marmorei.
Il complesso fu realizzato all’inizio del IV secolo
(epoca imperiale romana) e rimase in uso fino al secolo
successivo.

Valesio. Resti del complesso
termale
Alla zecca
di Valesio sono attribuite le monete argentee del V
o IV secolo a.C. che confermebbero l'importanza del
centro nell'epoca messapica.
Nel II secolo a.C. inizia il lento declino e il centro
si riduce in un piccolo borgo di relativa importanza.
Secondo gli antichi studi di Antonello Coniger e Giacomo
Antonio De Ferraris (XVIII sec.), nel 1157 Valesio fu
distrutta dalle truppe normanne capeggiate da Guglielmo
II Normanno (detto il malo per la sua ferocia),
in occasione di una spedizione punitiva contro il conte
di Lecce. Gli pochi abitanti superstiti si rifugiarono
nelle campagne limitrofe, dove costruirono le prime
abitazioni dando origine all'odierna Torchiarolo.
Ridotta a casale, Valesio fu donata ai monaci leccesi,
che, sulle rovine delle terme romane, costruirono una
chiesa consacrata a Santo Stefano, da qui il nome della
contrada.
Le prime indagini
archeologiche furono condotte nel 1964 in occasione
della costruzione della superstrada Brindisi-Lecce,
deviata appositamente dal tracciato originario.
Purtroppo l'area archeologica, già saccheggiata
da tombaroli, non ha mai subito scavi sistematici, l’ultimo
risale all’equipe olandese dell’Università
di Amsterdam guidata dal prof. Johannes
Boersma (1989-1990) e a tutt'oggi risulta essere
ancora in gran parte interrata e immersa nella vegetazione
spontanea.
La parte delle mura meglio conservate sono la zona a
est (località Masseria Piccola), a sud e a sud-ovest
(località Masseria Marange), e a occidente a
poche decine di metri dalla superstrada Brindisi-Lecce.
Oltre alle mura megalitiche e le terme romane, è
stata rinvenuta una necropoli che ha fornito importanti
ritrovamenti, come l'interessante tomba
del IV sec. a.C. dove è incisa, su una delle
lastre laterali interne, un rettangolo sormontato da
una fiaccola demetriaca con all'interno
l'iscrizione messapica Tobaroas Damatrioas,
che significa "(tomba) della sacerdotessa di Demetra"
(foto a lato), oggi nelle
sale del Mapri - Museo Prov.le Ribezzo di Brindisi (vedi).
E ancora numerose epigrafi, lastre funerarie con iscrizioni
messapiche, monete, vasi in bronzo, in ceramica e a
vernice nera, elementi architettonici in terracotta
e in pietra.
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